Get Black! Trasmissione di Radio Città Fujiko - Bologna 103.3 FM - Venerdì H. 21 - Franz Inkiostro Fabio Woland Francesca Studio Grado Zero Max Offlaga Disco Pax
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Ogni settimana Get Black! vi regala una primizia discografica, una nuova uscita in libreria, o un biglietto omaggio per un evento o un concerto e molto altro. Rispondi al quiz dalle 21 al 22.30 del venerdì via SMS al 333 1809494 o via mail all'indirizzo black AT getblack.it.

Tra i vecchi premi: Portishead, Zen Circus & Brian Ritchie, Gianluca Morozzi, Offlaga Disco Pax, Fabio De Luca, Piano Magix, Amor Fou, Amari, Reinhardt Kleist, My awesome Mixtape, Michele Vaccari e molto altro..

Get Black! La trasmissione che va su tutto

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Novembre 2007

How to dismantle an atomic moron

Scena 1: Radio Città Fujiko - Corridoi
Interno/notte
Max
Io la prossima settimana vorrei invitare in trasmissione Morozzi.
Franz
Fichissimo, dai chiamalo, facciamo un puntatone.
Francesca
Applaudendo
Sì bello dai, così finalmente parliamo di rock emiliano.
Fabio
Contrariato
No, dai, parliamo di Blackout e del film che stanno girando. Dai, dai Max chiamalo subito.
Scena 2: Casa di Franz - Camera
Interno/giorno
Franz sta stirando e riceve una telefonata.
Max
Ce l'abbiamo.
Franz
Cosa?
Max
Chi, piuttosto.
Franz
Eh?
Max
Hai l'Alzheimer? Morozzi.
Franz
Ah. Uh. Fico. Chiamo Francesca.
Scena 3: Casa di Francesca - Bagno
Interno/giorno
Francesca si sta depilando. Squilla il telefono.
Francesca
Pronto?
Franz
Ce l'abbiamo.
Francesca
Cosa?
Franz
Chi, piuttosto.
Francesca
Senti mi sto depilando, sono sbronza, mio figlio ha vomitato, la piantiamo con le stronzate?
Franz
Morozzi. Abbiamo Morozzi.
Francesca
Getta il rasoio nel bidet e scatta in piedi, sbattendo la testa contro il pensile dei medicinali.
E' bellissimo. Allora, devi mettere Vasco, Guccini, gli Skiantos, si potrebbe mettere anche Ligabue, e poi, ovviamente Springsteen.
Franz
Fabio non sarà d'accordo: Fabio vuole Blackout.
Francesca
Me ne occupo io, tranquillo.
Riprende il rasoio.
Scena 4: Casa di Fabio - Cucina
Interno/sera
Fabio sta cucinando in mutande e canottiera. Squilla il telefono.
Fabio
Pronto?
Francesca
La mia socia figa vuole vederti per un aperitivo. Poi vorrebbe che le facessi un massaggio, a casa sua, suo marito non c'è, è uscito con la bambina. Io non ti ho detto niente, ti aspetta al Mutenye fra mezz'ora. Mettiti in tiro, lei verrà con la gonna di pelle nera e gli stivali inguinali, dice che sotto non metterà le mutandine, venerdì abbiamo Morozzi e parliamo di Rock Emiliano, dice la socia di sbrigarsi.
Fabio
Ok, metti giù vado a prepararmi, hai detto Mutenye?
Francesca
Sì, dovrebbe essere dentro, se non la vedi aspettala, sta sicuramente parcheggiando. Oggi si è messa lo smalto nero, allora va bene con Morozzi, giusto?
Fabio
Certo, certo.
Francesca
Clic

Le faremo sapere

Ieri sera, a Get Black! abbiamo avuto in studio Marina Pitta, attrice di teatro eccezionale, voce narrante di alcune sciocchezze che facciamo a Get Black! e mamma di Francesca. Marina è venuta da noi per presentare "Alla meta", la pièce di Bernhard con cui andrà in scena giovedì 22 novembre (in replica domenica 25) allo Spazio Teatro del Circolo di Cultura Pavese in Via del Pratello 53 a Bologna.
Durante la punata le abbiamo fatto fare un provino: Marina si è prestata, e qui sotto trovate quello che è ne è venuto fuori. Il resto della puntata, come al solito, alla sezione podcast.

Francesca ha già detto il suo, sulla puntata. Per quanto mi riguarda ho solo da aggiungere una cosa: buon ascolto.

Chissà se una casa farmaceutica si è mai immaginata un bugiardino così:
Qualcuno ci deve dei soldi: uno spot così costa un fracco di soldi (durante la canzone, dopo, Jolek è entrato in studio diretta e ci ha detto che non leggerà mai più le pagine gialle come prima):
E per finire, un regalo a Offlaga Disco Max: una verione alternativa di De Fonseca (lui non lo sapeva: in diretta, all'inizio è diventato rosso come un'aragosta, a metà del pezzo si è alzato e si è riempito un bicchiere di birra. Verso tre quarti ha iniziato a sudare come un cammello. Alla fine era senza parole):

Un post a mo' di Offlaga Disco Max sulla puntata del venerdì passato

Il primo ricordo che ho sono io che a nove anni vomito dietro le quinte del Teatro Stabile di Trieste. Mia madre ha una parrucca del Settecento in testa, una sarta intorno che le ricuce gli spifferi, un pennello da fard in mano. Ripete la battuta d'entrata, ripete, ripete. Io vomito. L'appendicite comincia dietro alle quinte del Teatro Stabile di Trieste. La sarta dimette le sue ricuciture, dà un calcio in culo a mia madre imparruccata e paralizzata dal mio vomito, la fa entrare in scena, e mi porge un catino. Mia madre probabilmente dirà la battuta d'entrata, qualcosa come: "Mi avete fatto chiamare, Signore?", è un dialogo a più personaggi, appena può esce dalla scena, vedo la sua parrucca entrare e uscire dal bagno alle quinte al palco, io sono nel bagno, trascinata dalla sarta. Vomito. Mia madre prende gli ultimi applausi col sorriso tirato. Ancora il pubblico è in sala, ma lei è già fiondata su di me. Mi porta al primo ospedale della città straniera. Mi opereranno di lì a dieci giorni. Mia madre ha ancora la parrucca del Settecento in testa, quando il medico le dice: Peritonite.

Io, per gran parte della mia infanzia, ho avuto una madre solo di lunedì. Il lunedì il teatro è in vacanza. Come i parrucchieri e le osterie. Mia madre tornava dalle città straniere, qualche residuo di trucco ancora sulla faccia, il lunedì mi portava a scuola lei, per me era importante, anche se sbadigliava un casino. Il saluto del martedì mattina era sempre silenziosamente arrabbiato, io ero arrabbiata, odiavo il teatro. Quando si poteva, mi si teneva dietro le quinte. Appunto.
Non ti muovere
Non mi muovo
Sennò inciampi nei cavi dei riflettori
Non mi muovo
Non toccare gli oggetti di scena
Non li tocco
Provami le battute, va'
Ti provo le battute.

Le correggevo tutti gli ah in oh, di Goldoni. Se preoccuparsi diventava impensierirsi facevo la fetente e le dicevo non la sai. La sai tutta? era il mio saluto arrabbiato del martedì mattina.

Il secondo ricordo potrebbe essere che io sono stata bambina mentre scoppiavano bombe a caso nelle varie stazioni dello stato. Mia madre prendeva qualcosa come trenta treni alla settimana. Mio padre l'ho visto alzare il volume del tg più volte, mettersi le mani nei capelli più volte, chiamare hall di alberghi bolzanini e addormentarsi di fianco al telefono grigio della sip.
Mia madre è sempre tornata, il lunedì.
Così l'ho invitata in radio. Ho pensato che non è vero, come sostiene qualcuno, che nella vita si perde più di quanto si possa riavere indietro, e l'ho invitata. Se mio figlio da grande mi invita a un rave party organizzato da lui, io sarei felice, ho pensato. Così l'ho invitata in trasmissione. Che non è propriamente un rave party, ma molto meglio.

Continuo a odiare il teatro. Mia madre è invecchiata e non se ne va più in giro a prendere treni. Continua a recitare come se fosse una ragazzina, anche oggi, anche qui, con una figlia che odia il teatro e il mondo che di certo non fa niente per, ma tanto lei non se ne accorge.

Secondo me, la parrucca non se l'è mai tolta.

Il podcast alla trasmissione con mia madre lo trovate al solito link, più in alto.

Buio in sala.
Sipario.

Generazione Discoinferno

Sono qualcosa come otto giorni che la redazione di Get Black ha aperto un gruppo di auto-sostegno. Fra di noi, intendo.
Cosplay a parte, intendo anche.
Sono otto giorni che circolano diktat e autocensure sulla puntata di venerdì. Semplicemente: mai e dico mai pronunciare la parola "idolo" in trasmissione. Almeno per stavolta.
La puntata di venerdì è qualcosa che noi umani non possiamo neanche eccetera.
La puntata di venerdì regalerà ai radioascoltatori meno inefficacemente fantasiosi una copia di Discoinferno e parlerà di Coupland.
Due meraviglie in una.

(e questa sarebbe la versione Post Di Segnalazione Breve Con Quel Tocco Di Suspence-chi-vuol-capire-capisca che mi ha chiesto inkiostro circa due minuti fa. Il fatto è che adesso mi viene in mente che i Post Di Segnalazione, oltre ad avermi fatto sempre abbondantemente schifo, non si capiscono mai. O meglio. Si capisce sempre quello che si vuol capire.
Tanto vale romanzare, mi dico.)

«Sono seeecoli che non leggo Coupland» dico a me stessa risvegliandomi dal coma.
«Quando è successo, ero nel mio letto» mi rispondo, pensando che il mio coma non è un coma ma semplicemente sonno pesante post risotto all'ortica. Ma si assomigliano tanto. (nota per la redazione: ora, sul tema coma, mi fermerei, vedete, date le ultime ehm esperienze in termini di post ambigui, sono entrata in un gruppo di autosostegno in cui sono l'unica membra e sto lavorando su me stessa e sulla mia accidenti orribile tenenza a usare aggettivi alla cazzo. Anche col coma, insomma, mi si sta accendendo questo campanello. Per non parlare dei Maniaci Del Risotto All'Ortica. Potrebbero aversene un casino a male, penso).
«In ogni caso, riprendi le fila» mi rimprovero.
«Ah già. Che sbadata. È vero. Dunque dove eravamo?» mi chiedo.
«Sul tuo letto.»
«Il mio letto non ha niente di interessante»
«Ti piacerebbe, eh.»
«Guardami. Sto qua risvegliata da un ehm sonno profondo e non mi ci riesco più a riaddormentare»
«E' l'ansia» ne concludo.
«L'ansia per venerdì» specifico.
«Venerdìabbiamofabiodelucaintrasmissione» mi butto lì tutto d'un fiato.
«Sì. Regaliamo Discoinferno, mi sembra» mi ricordo.
«No. Cioè sì. Anche.»
«Come sarebbe anche» mi domando
« Anche nel senso che lo regalate ma lo ricevete.»
«Senti bimba, non fare la gnocchetta con me adesso. Togliti quel ciuccio e parla chiaro»
«Lo ricevete nel senso di persona fisica. Gliel'hai chiesto tu a De Luca di venire in radio. Cazzo. Passi la vita a saturartela di forzature e poi non te le ricordi.»
«In effetti.»
«De Luca parlerebbe di Coupland a Get Black»
« Anche »
«ANCHE COSA CAZZO. Mai pronunciare la parola idolo, mai pronunciare la parola idolo…»
«(al pubblico in sala) è il suo mantra da otto giorni a questa parte. Lasciamola stare»
«Maipronunciaremaipronunciaremaipronunciare…»
Ci vediamo venerdì.